Aggiornamento Standard e Normative Giugno 2017

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06/06/2017

Aggiornamento Standard e Normative: considerazioni per la realizzazione di reti 2.5/5GBASE-T
IEEE ha riconosciuto ufficialmente 100BASE-T nel 1995 quando ha adottato lo standard 802.3u. Da allora la domanda all’interno delle aziende di maggiore banda e velocità per i collegamenti di rete, ha stimolato gli enti di standardizzazione come IEEE di continuare lo sviluppo degli applicativi Ethernet.
Con l’adozione di 802.3ac nel 2013, IEEE ha permesso l’accesso alle reti wireless a 1Gb/s ed oltre. Questo standard apre la strada ad una varietà di applicazioni a larga banda che utilizzano l’infrastruttura wireless; i collegamenti agli Access Point (WAP, Wireless Access Point) devono comunque essere opportunamente bilanciati e supportati da collegamenti in continua evoluzione e sviluppo:
  • 2.5 Gbps, IEEE 802.3bz pubblicato nel 2016
  • 5 Gbps, IEEE 802.3bz, pubblicato nel 2016
  • 10 Gbps, IEEE 802.3bn, pubblicato nel 2006
Oltre ad offrire le opportune fondamenta per il IEEE 802.3ac, esiste un notevole potenziale di mercato per 2.5/5GBASE-T dovuto a differenti applicazioni aziendali, fra cui possiamo includere computer da scrivania a notevole capacità di calcolo o server aziendali collegati attraverso l’infrastruttura di cablaggio in rame. Le linee guida per il cablaggio a sostegno di queste applicazioni sono state approvate e pubblicate nel Gennaio 2017 in ISO/IEC TR 11801-9904 così come TIA TSB-5021.

Perché un cablaggio in Categoria 5e e Categoria 6?
Una delle condizioni per lo sviluppo di nuove applicazioni IEEE 802.3 è soddisfare i criteri per un ampio potenziale di mercato per ogni specifica applicazione. Ricerche di mercato indicano che nelle reti aziendali vi sono attualmente installati tra 1,5 e 2 miliardi di link in Categoria 5e e Categoria 6. Se un’applicazione è progettata per lavorare sulla Categoria 5e o 6, i vecchi Wireless Access Point possono essere sostituiti con nuovi dispositivi conformi a IEEE 802.3ac, possibilmente senza dover cambiare l’infrastruttura di cablaggio; ciò consentirebbe un notevole risparmio di costi e di tempi rispetto alla realizzazione di una nuova infrastruttura di rete.
Il fatto che un’applicazione funzioni o meno su un cablaggio specificatamente realizzato per quell’applicazione dipende da diverse variabili, come ad esempio l’anno di realizzazione, la configurazione oltre alla capacità degli apparati di potere funzionare in un ambiente disturbato che includa anche l’Alien Crosstalk.

Panoramica di 2.5/5GBASE-T
Nel Settembre 2016 IEEE ha pubblicato lo standard 802.3bz che consente fino a 2.5 Gbps su un normale cablaggio di Categoria 5e o fino a 5 Gbps su un cablaggio di Categoria 6. Questo nuovo standard permette di colmare il divario sui sistemi in rame tra il Gigabit Ethernet, attualmente la maggiore velocità permessa su sistemi tradizionali in Categoria 5e e Categoria 6, ed il 10 Gigabit Ethernet che richiede un cablaggio in Categoria 6A o superiore.
I principali obiettivi dello standard IEEE 802.3bz, che includono ovviamente la retro-compatibilità con le applicazioni esistenti, possono essere così elencati:
  • Conservare la dimensione minima e massima corrente dello standard 802.3
  • Supportare l’auto-negoziazione
  • Supporto opzionale di Ethernet a basso consumo energetico
  • Supportare LAN utilizzando collegamenti punto a punto attraverso differenti topologie di cablaggio strutturato
  • Soddisfare i requisiti definiti da FCC e CISPR EMC
  • Supportare PoE, incluso quando definito da 802.3bt (DTE Power via MDI over 4-Pair Task Force)
  • Supportare velocità 2.5 Gbps e 5 Gbps
  • Supportare un BER (Bit Error Rate) migliore o uguale a 10-12 sulle interfacce
  • Selezionare i media trasmissivi in rame così come definito da ISO/IEC 11801:2002, includendo qualsiasi miglioria approvata da IEEE 802.3 in combinazione con ISO/IEC JTC 1/SC 25/WG3 e TIA TR42
  • Definire un’interfaccia fisica per il funzionamento di 2.5 Gbps fino a 100 metri per il cablaggio in rame di Classe D (Categoria 5e) secondo casistiche e configurazioni definite dello standard
  • Definire un’interfaccia fisica per il funzionamento di 5 Gbps
    1. Fino a 100 metri su un cablaggio in rame di Classe E (Categoria 6) secondo casistiche e configurazioni definite dello standard
    2. Fino a 100 metri su un cablaggio in rame di Classe D (Categoria 5e) secondo casistiche e configurazioni definite dello standard
Oltre allo standard IEEE 802.3bz-2016, il comitato TIA TR42.7 ed il gruppo di lavoro ISO/IECJTC1 stanno inoltre sviluppando le linee guida per il cablaggio in grado di supportare 2.5/5GBASE-T.
Gli sforzi di TIA TR42.7 hanno portato alla pubblicazione del bollettino 5021 (Guidelines for the Assessment and Mitigation of Installed Category 5e and Category 6 Cabling to Support 2.5GBASE-T and 5GBASE-T); questo documento fornisce informazioni per valutare in campo se un’installazione esistente realizzata in Categoria 5e o Categoria 6 sia in grado di supportare 2.5G e 5GBASE-T, oltre a mitigare le problematiche che dovessero emergere.
Sempre nel Gennaio 2017 il gruppo di lavoro di ISO/IEC ha approvato la pubblicazione del bollettino tecnologico TR 11801-9904 (Information Technology—Implementation and Operation of Customer Premises Cabling—Part 9904: Guidelines for the use of installed cabling to support 2,5GBASE-T and 5GBASE-T applications); anche in questo caso, il documento indirizza la valutazione dei cablaggi installati di Categoria 5e / Classe D e Categoria 6 / Classe E per un possibile supporto di 2.5GBASE-T e 5GBASE-T.

Effetti sulle specifiche di Categoria 5e e Categoria 6
Le attività che riguardano le verifiche della capacità di un cablaggio di Categoria 5e e 6 per supportare le applicazioni 2.5G/5GBASE-T hanno portato a chiedersi se i risultati potrebbero alterare quanto già definito dagli standard per quanto riguarda appunto la Categoria 5e e 6; al momento non c’è l’intenzione di cambiare o rivedere questi standard. Tuttavia i link e le infrastrutture esistenti e realizzate in Categoria 5e e 6 necessitano di essere verificati in quanto le frequenze devono essere estese ed eventuali parametri aggiuntivi potrebbero essere necessari per potere supportate 2.5G/5GBASE-T.
Come riferimento, questi dovrebbero essere i requisiti:
  • Per la Categoria 5e, che risulta specificata fino a 100 MHz, dove l’Alien Crosstalk viene quantificato come ALSNR (Alien Limited Signal-to-Noise Ratio):
    1. I parametri interni vengono “estrapolati” fino a 250 MHz
    2. Sopra i 100 MHz, NEXT e PSNEXT vengono mitigati con una diminuzione da 20 dB a 40 dB
    3. ALSNR, che caratterizza il parametro di accoppiamento dell’Alien Crosstalk, viene definito fino a 200 MHz
  • Per la Categoria 6, deve essere considerato il parametro di Alien Crosstalk, quantificato da ALSNR:
    1. Nessuna modifica per i parametri interni già specificati fino a 250 MHz
    2. ALSNR deve caratterizzare l’accoppiamento dell’Alien Crosstalk fino a 200 MHz
È chiaro quindi che ALSNR diventa un parametro alquanto critico per determinare l’idoneità dei cablaggi esistenti di Categoria 5e e Categoria 6 per potere supportare collegamenti a velocità superiori; per le applicazioni 2.5G/5GBASE-T il parametro Alien Crosstalk ha un’influenza determinante sulla qualità del segnale trasmesso e ricevuto. ALSNR, specificato nello standard 802.3bz, combina parametri quali IL (Insertion loss), Alien NEXT e Alien FEXT per permettere di stimare quale possa essere l’effetto dell’Alien Crosstalk sulle prestazioni dell’interfaccia fisica.

Considerazioni sull’implementazione di reti 2.5G/5GBASE-T
Si stanno effettuando delle misure di laboratorio e calcoli del parametro ALSNR considerando diverse configurazioni di canale e di bundling. La figura successiva mostra una configurazione tipica di prova in cui il canale vittima è circondato da sei “disturbatori”; la lunghezza del fascio può essere modificata per studiare i diversi effetti in funzione delle differenti configurazioni.
Essere in grado di supportare 2.5GBASE-T per i cablaggi di Categoria 5e e Categoria 6 dipenderà caso per caso da ciascun impianto oltre che dagli apparati attivi utilizzati. Sebbene si prevede che dovrebbe funzionare in molti dei casi esistenti, potrebbero esserci determinati casi (ad esempio configurazioni che prevedono cavi in fasci per lunghe tratte) in cui risulteranno certi interventi di mitigazione per consentire il corretto funzionamento dell’applicazione.
Per le applicazioni 5GBASE-T, l’idoneità dei cablaggi di Categoria 5e e Categoria 6 è un po’ più complessa. Come indicato in precedenza, il parametro di Alien Crosstalk diventa più problematico con l’aumentare delle velocità; 5GBASE-T risulta molto più sensibile il disturbo “alieno” fra i vari canali rispetto a 2.5GBASE-T.
C’è da considerare poi che il calcolo del parametro ALSNR sviluppato per cercare di risolvere questo problema non viene incluso nelle specifiche definite dagli standard per la Categoria 5e e Categoria 6; in quanto tale, questo parametro non è controllato e può variare notevolmente da campione a campione, a seconda dell’anno di produzione, dal numero di lotto o dal sito di produzione.
Pertanto, non esiste alcuna conclusione generale che la Categoria 5e o la Categoria 6 possano supportare 5GBASE-T per tutte le configurazioni, a seconda del bundling o della lunghezza del canale “vittima”.
Test intensivi eseguiti dai Laboratori CommScope per molteplici e possibili configurazioni hanno portato alle seguenti valutazioni:
  • Se sei o più canali “disturbatori” sono nello stesso fascio di cavi, la lunghezza del fascio avrà un impatto importante sulle prestazioni
  • Le prestazioni sono influenzate dalla lunghezza del canale “vittima” che si trova al centro del fascio
  • Il mix di applicazioni utilizzate per disturbare influenza le prestazioni
  • Il tipo di apparecchiatura 5GBASE-T utilizzata reagisce in modo differente e, a sua volta di conseguenza, influenza le prestazioni trasmissive
Dato il possibile numero di permutazioni e combinazioni di differenti campioni, configurazioni di fasci di cavo, tipi di disturbatori ed apparati attivi, calcolare l’impatto combinato di tutte le variabili sulle prestazioni complessive del sistema può essere scoraggiante.
Inoltre deve essere verificata anche la compatibilità elettromagnetica (EMC), che risulta inclusa come uno degli obbiettivi dello standard IEEE 802.3bz, e questa è una responsabilità del fornitore di apparati attivi per richiesti per la trasmissione 2.5G/5GBASE-T. Il processo prevede la verifica delle apparecchiature oltre della loro interconnessione a seconda delle differenti configurazioni di installazione così come da definito dalla norma IEC 61000 relativamente alla interoperabilità EMC.
È quindi fondamentale che il fornitore dell’infrastruttura passiva di cablaggio si impegni a lavorare in diretto contatto con i produttori di apparati attivi per garantire prestazioni EMC che permettano un funzionamento corretto dei sistemi 2.5G/5GBASE-T.

Raccomandazioni per la mitigazione delle prestazioni del cablaggio di Categoria 5e e Categoria 6
Nel caso in cui il canale di Categoria 5e e Categoria 6 non soddisfi i requisiti ALSNR, è possibile seguire una serie di passi per mitigare le prestazioni dei cablaggi supportale le applicazioni 2.5G/5GBASE-T.
  • Separare i cavi per il collegamento alle apparecchiature e dissociare i cavi nei fasci del cablaggio orizzontale
  • Utilizzare posizioni “non” adiacenti sui pannelli di permutazione per le attivazioni 5GBASE-T
  • Sostituire le bretelle di attivazione delle apparecchiature e di permutazione con bretelle di Categoria 6A
  • Riconfigurare sistemi “cross-connect” come “interconnect”
  • Sostituire i connettori con opportuni di Categoria 6A
  • Sostituire il cavo di distribuzione orizzontale con un cavo di Categoria 6A
Quando devono essere supportate le applicazioni 2.5G/5GBASE-T, al fine di ottimizzare le prestazioni di canale vengono comunque consigliate le seguenti operazioni:
  • Per nuove installazioni destinate a supportare WAP (Wirelss Access Point) ed altre applicazioni “multigigabit”, è fortemente consigliato l’utilizzo di un cablaggio di Categoria 6A in quanto supporta velocità di 2,5 Gbps, 5 Gbps e 10 Gbps
  • Poiché il cablaggio di Categoria 6A è stato progettato per potere supportare velocità trasmissive fino a 10 Gbps, non è necessario eseguire ulteriori test in campo
  • Test prestazionali possono essere eseguiti in conformità con ISO TR 11801-9904 o TIA TSB-5021 per verificare l’idoneità per applicazioni a 2,5 Gbps e 5 Gbps
Linee guida per la valutazione dei rischi e della fattibilità nell’utilizzo della Categoria 5e e della Categoria 6 per 2.5G/5GBASE-T
A seguito vengono descritte le linee guida per la valutazione dei cablaggi esistenti di Categoria 5e e Categoria 6 per determinare in quali casi sia possibile supportare 2.5G/5GBASE-T. la valutazione dei rischi si basa sul confronto di casi installati in campo rispetto a configurazioni simili verificate e qualificate in laboratorio; va sottolineato che questi approcci sono indicativi del supporto e non una garanzia che queste applicazioni funzioneranno alla massima velocità trasmissiva.

La seguente procedura dovrebbe essere utilizzata per valutare la possibilità dei cablaggi di Categoria 5e e Categoria 6 per supportare 2.5G/5GBASE-T:
  • Un esperto qualificato per di cablaggio dovrebbe esaminare l’infrastruttura per determinare la capacità di un’installazione esistente di supportare la funzionalità di 2.5GBASE-T o 5GBASE-T
  • Ispezione visiva dell’infrastruttura ed esame del layout del cablaggio utilizzando schemi esistenti, sistemi di gestione e test specifici effettuati in precedenza
  • Se dall’ispezione si rileva che i cavi di collegamento agli apparati di Categoria 5e o Categoria 6 che dovrebbero essere utilizzati sono fasciati assieme, come prima cosa rimuovere questi cavi/bretelle dal fascio. Infatti, le tabelle di valutazione dei rischi sono basate sul fatto che le bretelle non devono essere raccolte in fasci
  • Identificare ed elencare le categorie prestazionali del cablaggio, le lunghezze delle possibili cavi “vittima” nelle differenti aree dell’edificio
  • Confrontare questi casi con le tabelle di valutazione dei rischi per le lunghezze riguardo ai fasci di cavi, lunghezze dei cavi “vittima” e tipo di cablaggio/configurazione, così come mostrato nella tabella a seguito per valutare quale sia il rischio di non supportare le funzionalità 2.5GBASE-T o 5GBASE-T basandosi sui criteri ALSNR
  • L’amministratore di rete dovrebbe contrassegnare o registrare quei link che potrebbero essere utilizzati per trasmissioni 2.5G/5GBASE-T, attraverso sistemi di amministrazione o sistemi automatizzati per la gestione dell’infrastruttura (AIM – Automated Infrastructure Management). Quindi il tecnico dovrebbe verificare questi canali individuati utilizzando metodi statistici di campionamento per determinare la capacità di supportare effettivamente 2.5G/5GBASE-T
  • Questo processo ridurrà lo sforzo, il tempo e la spesa per la valutare la capacità del sistema installato, fornendo un ragionevole grado di garanzia che le applicazioni dovrebbero funzionare in modo affidabile
  • Non devono essere evitati sistemi che stringono o comprimono i cavi
  • Consultare il produttore dell’infrastruttura di cablaggio per le linee guida di installazione che riguardano specifici tipi di cavo
Conclusioni
Potere utilizzare nuove applicazioni ad alte prestazioni su cablaggi esistenti potrebbe essere una soluzione conveniente; tuttavia, dato che i sistemi dovrebbero essere in grado di supportare parametri per i quali non sono stati progettati, il supporto per queste nuove applicazioni potrebbe risultare incerto e, in molti casi, potrebbe non funzionare per le configurazioni in cui ci si trova.
Una valutazione del rischio basata sull’ispezione visiva contribuirà a determinare quali siano le tratte che potenzialmente meritano ulteriori test; per determinare l’idoneità di una configurazione già presente ed installata, è necessario fare rivalsa alle misure ALSNR effettuate in laboratorio per configurazioni analoghe o simili.
I membri della NGBASE-T Alliance supportano la nozione di “downshift”, ovvero che deve essere garantito il funzionamento del 1000BASE-T, mentre le prestazioni di 2.5G/5GBASE-T dovranno essere dinamicamente negoziate in funzione delle capacità trasmissive del mezzo, per essere quindi 1 Gbps, 2,5 Gbps o 5 Gbps. Questo concetto fondamentale indica che il supporto di 2.5G/5GBASE-T è variabile e non può essere stimato con precisione.
Invece che fare affidamento sulla valutazione dei rischi e/o del downshifting per garantire prestazioni nelle nuove installazioni, si raccomanda l’uso di cablaggi in Categoria 6A / Classe EA, dato che questi sistemi comprendono specifiche di Alien Crosstalk che soddisfano facilmente i requisiti ALSNR richiesti per 2.5G/5GBASE-T. Inoltre la Categoria 6A supporta i futuri aggiornamenti dell’infrastruttura di rete a 10GBASE-T, garantendo un’infrastruttura a prova di futuro per le applicazioni attuali ed oltre.
Maggiori informazioni ed aggiornamenti sugli standard sono disponibili al seguente link.

Approfondimento: La strada verso il “green” data center
Con le aziende che investono per rendere sempre più “green” (greening) il proprio data center, l’efficienza dei sistemi e l’efficienza di utilizzo dell’energia (PUE – Power Usage Effectiveness) diventeranno presto un obiettivo fondamentale.
PUE misura quanto un data center utilizzi in modo efficiente energia; in particolare quando si tratta di apparecchiature informatiche, in contrasto con i sistemi di raffreddamento ed altre infrastrutture. Questo parametro diventa la metrica preferita del settore per definire l’efficienza complessiva dell’infrastruttura del data center.
Prendere come riferimento l’efficienza del proprio data center è il primo passo verso la riduzione del consumo complessivo di energia e dei relativi costi annessi. Questo permette di comprendere l’attuale livello di efficienza del data center, mentre attuare azioni migliorative aiuta anche a capire dove sia possibile dove concentrare maggiormente questi sforzi.
Il confronto fra PUE e le differenti regioni e zone del globo è molto complicato in quanto esistono molte variabili all’interno di ciascun ambiente; ad esempio molti operatori di data center in Scandinavia hanno potuto raggiungere valori di PUE pari a 1.3, con una media di 1.9) semplicemente grazie all’utilizzo dell’aria esterna all’ambiente (free-cooling) per raffreddare i vari ambienti del data center. L’india, anche se calda e umida, un ambiante del tutto differente rispetto al clima che si può trovare nelle nazioni del Nord Europa, sta aumentando i suoi sforzi per abbassare il PUE complessivo dei propri data center; alcuni data center hanno raggiunto comunque ottimi valori di PUE ed hanno come obiettivo quello di raggiungere nei prossimi anni un valore medio di 1.3. Questo dimostra che con il giusto approccio la riduzione complessiva del PUE è possibile anche in ambienti che possono essere considerati ostili.
Ovviamente nel processo di rendere verdi i data center ci sono molti fattori che influiscono sul PUE, questo anche perché i data center sostengono un processo di cambiamento continuo. Le applicazioni, così come le attrezzature IT e le infrastrutture che li supportano, sono in continua evoluzione per sodisfare al meglio le esigenze delle aziende. Pertanto, il design iniziale di un data center diventa quasi obsoleto il giorno successivo al completamento dei lavori ed alla sua messa in servizio.
Ci sono sicuramente vari modi per permettere alla propria infrastruttura di evolvere permettendo un risparmio dei costi di gestione e un relativo ritorno dell’investimento; si è accennato al rendere un data center più efficiente per ridurre così il consumo complessivo di energia, cosa che è possibile tenere sotto controllo attraverso il PUE.
Si tratta di parametri molto importanti da tenere in considerazione nella fase di progettazione, o ridefinizione, del data center; è quindi fondamentale definire quale sia lo scopo del data center e per cosa questo sia principalmente utilizzato: testing, produzione, processi interni, networking, o altro ancora? Qual è l’attività principale dell’azienda per cui viene utilizzato il data center (ad esempio servizi finanziari, assistenza sanitaria, telecomunicazioni, etc.)? Quale il livello di resilienza è richiesto per sostenere questa attività? L’efficienza è altresì notevolmente influenzata anche dal fatto che lo schema di funzionamento del data center preveda un ripristino, totale o parziale, in caso di guasti o emergenza. Tutte queste domande e le relative risposte aiutano a determinare i passaggi successivi.
Allo stesso modo, gli attributi e le caratteristiche fisiche del data center avranno sicuramente un impatto diretto sul PUE. Alcune domande che ci si dovrebbe porre sono ad esempio:
  • Quali temperature e livelli di umidità sono tipicamente mantenuti all’interno degli ambienti del data center? Ed inoltre, quali le temperature ed i livelli di umidità che permettono agli apparati attivi presenti di operare correttamente ed in modo efficiente?
  • Che tipo di sistema di raffreddamento viene utilizzato? Viene incluso anche un sistema free-cooling?
  • Quanti anni ha il data center e quanti gli anni dei singoli componenti?
  • L’edificio è stato pensato e progettato fin dall’inizio per essere utilizzato come data center oppure è stato successivamente convertito a questa funzione?
  • L’ambiente in cui si trova il data center dispone di sistemi già incorporati che permettono una riduzione dell’energia?
  • Sono attivi ed alimentati sistemi non strettamente necessari all’ambiente del data center e, in tal caso perché e per quanto tempo?
Il luogo e la posizione dove si va a realizzare un data center può avere un impatto significativo sul suo PUE. L’efficienza dei sistemi e degli impianti meccanici può essere drasticamente diversa a seconda del clima; questo ovviamente influenza anche le ore in un anno in cui il data center può funzionare e sussistere solo grazie a sistemi di free-cooling, ed ovviamente andare ad influenzare in modo positivo e negativo sul PUE. Ci sono paesi che dispongono di abbondante energia solare; costruire un data center alimentato da energia solare è un altro modo efficace per consolidare la propria efficienza energetica. L’elettricità è spesso il secondo o terzo maggior costo operativo per grandi data center e il solare garantisce una stabilità a lungo termine dei costi di gestione. Allo stesso modo, paesi in cui il clima permette di disporre di aria fresca ed un basso tasso di umidità, permettono di sfruttare al massimo sistemi di free-cooling riducendo al minimo le ore nel corso dell’anno in cui in cui dovrà essere consumata energia per alimentare i motori dei sistemi di raffreddamento.
Ovviamente non può essere sottovalutato l’impatto che il design dell’infrastruttura del data center può avere sul PUE. La densità con cui gli apparati attivi sono disposti all’interno dei vari armadi, inclusi i cablaggi strutturati passivi, l’architettura di distribuzione dei sistemi di alimentazione, la disposizione e il tipo di sistema di raffreddamento, la ridondanza dei vari sistemi, etc., hanno tutti importanti effetti sull’efficienza. Anche una scarsa progettazione può contribuire ad abbassare il livello di efficienza in caso di cambiamenti operativi; ad esempio, aumentare la densità all’interno di un singolo armadio oltre a quello che è il valore specificato in fase di progettazione può causare un surriscaldamento anomalo in un punto in cui non era stato precedentemente valutato: di conseguenza il sistema di raffreddamento del data center non è più correttamente bilanciato e pertanto risulta meno efficiente.
La gestione del PUE dipende dal modo in cui gli operatori di settore utilizzano e traggono vantaggio dalle nuove tecnologie, come vengono gestiti i budget, i tempi di intervento e, soprattutto, a come sono in grado di adattarsi ai continui cambiamenti.
Potrebbe essere necessario dover cambiare una mentalità tradizionale rispetto ad opinioni più progressiste; solo allora le aziende saranno in grado di migrare verso la realizzazione di edifici e data center sempre più “green”.

Pensiero del Mese
“Logic will get you from A to B. Imagination will take you everywhere.”
(“La logica ti fa andare da A a B. L’immaginazione ti porterà dappertutto.”)
Albert Einstein